ROMA SEGRETA – VIAGGIO

Per scoprire la Roma nascosta, la prima traccia è un indirizzo segreto, che i romani custodiscono gelosamente. In cima al Colle Aventino, in Via di Santa Sabina, c’è il Giardino degli Aranci, così chiamato per via delle piante di agrumi che popolano il parco nascosto tra le mura di un castello del decimo secolo. Ad aspettarvi c’è la sua splendida terrazza, con una vista mozzafiato su Roma.
 
Il terzo belvedere della capitale, oltre a quelli turistici del Gianicolo e del Pincio, è in effetti il più ravvicinato al fiume Tevere e agli angoli misteriosi e segreti che ospita su entrambe le sue sponde.
 
L’amore dei romani per le ‘storielle’ divertenti non risparmia neanche i grandi artisti. E’ il caso della credenza, ancora molto popolare ai nostri giorni, che riguarda una la Fontana dei Quattro Fiumi scolpita dal Bernini a piazza Navona.
 
Non stupitevi infatti se qualcuno vi dirà che la statua che rappresenta il Rio della Plata tiene il braccio alzato per coprirsi il volto nel timore che gli crolli addosso la facciata della chiesa che ha di fronte, Sant’Agnese in Agone del rivale Borromini. Si tratta ovviamente di una ‘leggenda metropolitana’ visto che la fontana venne realizzata prima che iniziassero i lavori per la costruzione della chiesa, ma un modo simpatico per ripensare alle grandi rivalità che hanno fatto di Roma la sua grandezza.
 
L’illusione continua a Palazzo Spada grazie alla Galleria Prospettica che attraverso un incastro di colonne che si ‘rimpiccioliscono’ suggerisce una profondità di oltre trenta metri, anche se in realtà non supera i nove metri di lunghezza.
 
 
 
Il noto episodio, tratto dal Vangelo di Giovanni (4, 1-2) è ambientato all’ombra di un albero vicino ad un pozzo, dove siede Cristo che parla con la samaritana che regge la brocca. Il dipinto eseguito intorno al 1680, manifesta un ricco colorismo, reso con pastose penellate e modulate da calcolati passaggi di chiaroscuro, in omaggio al Poussin e alla tradizione marattesca.
 
 

 

 

 

 

 

La Roma dei giochi è anche quella di Piazza dei Cavalieri di Malta, dove tutto il palazzo e perfino i giardini sono stati progettati per godere di una visione ottica unica: dal piccolo buco della serratura del portone si vede infatti la Cupola di San Pietro. Un modo per ricordare chi comandasse davvero in città, di giorno e di notte.

 

http://www.italyguides.it/it/roma/monumenti/antica_roma/aventino/piazza-dei-cavalieri-di-malta/san-pietro-buco-serratura.htm

 

Per gli amanti dell’horror gotico, l’indirizzo giusto conduce nei sotterranei della Chiesa dei Cappuccini, nella stessa Via Veneto che ha ospitato la ‘dolce Vita’ e dove si trova uno cimitero artistico che raccoglie le ossa di oltre 4.000 frati, utilizzate per arredare le pareti e i soffitti di ben 4 cappelle. La Chiesa dei Cappuccini è un luogo esoterico come tanti a Roma, cioè nascosto esattamente dove meno te lo aspetteresti.

 

http://www.cappucciniviaveneto.it/

 

Tappa obbligatoria di chi voglia visitare Roma è la Bocca della Verità, all’interno del portico della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, nota ai più come antico ‘smaschertore’ di bugie. Leggenda vuole che se un ‘imputato’ introduce il braccio nel foro al centro di questo grande disco di marmo, corra il rischio di perdere la mano nel caso in cui stia mentendo: tra mito e ‘trucchetti’ ciò che è probabile è che si tratti in realtà di un antico chiusino e che quindi quello che si visita potrebbe essere uno dei più antichi ‘tombini’ d’Italia.

 

Angeli e Demoni / Roma Segreta

Percorreremo tra le mille chiese di Roma uno stupefacente percorso segreto nella città, un "Cammino" disegnato genialmente da Galileo Galilei e dal grande architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini per proteggere e difendere la propria associazione: gli ILLUMINATI, l’antica setta di scienziati perseguitata in secoli oscuri dalla Chiesa cattolica.

Andremo a visitare i luoghi descritti nel romanzo di Dan Brown, gli Altari sacri degli Illuminati, dove quattro cardinali, rapiti prima del Conclave, verranno giustiziati e marchiati a fuoco con i simboli dei quattro elementi:
TERRA – FUOCO – ARIA – ACQUA

"Uriel l’Angelo dalla Spada di Fuoco che la Chiesa rinnegò come demone"

Uriel fuoco di Dio – sesto raggio di Luce – Arcangelo rivelatore impugna la spada di Fuoco per volere di Dio. Vestito di ROSSO e di VERDE astro nascente. La Chiesa mette sotto pena di scomunica chiunque si rivolge a lui nella preghiera e il divieto di preghiera per questo angelo viene fatto riportare nei tre concili o sinodi di Laodicea 360 d.C. – Romano 745 d.C. – Aquisgrana 789 d.C. come obbligo per i fedeli di non chiamare mai in preghiera questo angelo. La Chiesa vede in lui il simbolo del peccato originale di Adamo ed Eva, ma soprattutto essendo stato l’angelo più vicino a Dio e che lo rappresenta per radiazione è quello che la Chiesa dice essere stato cacciato dal Paradiso perchè pari di Dio. Quindi rappresenta, sempre secondo la Chiesa, il lato più oscuro dell’uomo, il peccato, ovvero l’incarnazione del male. Nelle invocazioni o preghiere, che venivano fatte in segreto nel Medioevo, un uomo straordinario che parlò di questo angelo e dal quale ricevette grandi doni misterici, fu Galileo Galilei, famoso conoscitore dei gradi mistici e segreti. Lui scrisse di Uriel dicendo che era l’arcangelo preposto all’apparizione mariana e con il quale si poteva entrare in contatto perchè unico messaggero diretto di Dio. Infatti si presenta nell’annunciazione a Maria di Nazareth e nella resurrezione di Cristo alle donne, una di queste Maddalena, la discepola più amata e fedele a Gesù. Una raccolta di scritti preziosi furono bruciati da Galileo in una notte del 5 settembre , perchè minacciato dai sicari della Chiesa, nella camera circolare che si trova a Palazzo Baronale Castrum Sancti Pauli in Jana abbazia di San Paolo, che era comunemente utilizzata come residenza estiva prima da Federico Cesi ed in seguito da Galileo Galilei.

La sentenza che il 22 giugno 1633 fu pronunciata contro Galileo Galilei, reo di eresia agli occhi della Chiesa di Roma, è un’ottima base di partenza per ragionare sull’Inquisizione. Apparentemente, la sua lettura è semplice. Fin troppo lineare e coerente nel perseguire una logica che a noi oggi suona completamente assurda: impedire con la forza la diffusione di una teoria scientifica solo perché contraria a testi antichissimi ma ritenuti vergati da mano divina. Ne consegue, sempre sulla scorta di una deduzione elementare, che il tribunale che la emanò, la Congregazione della Sacra Romana e Universale Inquisizione o Sant’Uffizio, era un ente cieco, oscurantista, arbitrario e crudele. Non è un caso che la voce Inquisizione del dizionario Devoto – Oli reciti così: "Inchiesta speciale, svolta con una procedura arbitraria o ad ogni modo lesiva dei diritti, della libertà, della dignità dell’individuo […] simbolo di zelo ipocrita e spietato". Detto questo non sembra necessario metterci altri carichi – per altro ben noti – sul fardello storico dell’Inquisizione: la tortura usata con sistematicità, la censura su gran parte delle pubblicazioni, il controllo capillare delle coscienze attuato con diversi mezzi, la crudezza delle condanne. Ma è davvero questa l’Inquisizione? O meglio, è soltanto questa l’Inquisizione? Se sospendiamo per un attimo il nostro giudizio sulla sentenza contro Galileo e la rileggiamo senza soffermarci sul valore della vittima, siamo in grado di notare tutta una serie di cose che forse prima – distratti da una pur comprensibile indignazione – ci erano sfuggite. Il compito dello storico non è tanto quello di sottolinearne la malvagità, né di dimenticare le cose disumane perpetrate da quei tribunali, è invece quello di studiare e comprendere un fenomeno passato che si è evoluto ed è cambiato nel tempo, e che ha lasciato un’eredità con cui dobbiamo fare i conti.


Possiamo vedere rappresentato Uriel anche nell’opera del Bernini, la scultura di S.Teresa d’Avila, ache il Bernini rappresentò come Leonardo una verità celata. In quell’atto c’è tutta la suprema ed assoluta irradiazione mistica proprio mentre Uriel trafigge con il dardo di fuoco o meglio la spada di Dio la Santa discepola, portandola così in estasi. Uriel fu custode di Noè e Giovanni Battista, infatti i due Giovanni che vengono appunto rappresentati nel quadro di Leonardo da Vinci nella Vergine delle rocce. I due Giovanni, perchè uno di questi non tenne fede al giuramento fatto a Gesù, perchè troppo intimorito dalla politica di quel tempo e che riuscì solo a parlare di lui come scrittore di testi visionari. Leonardo da Vinci ci mostra nel suo quadro "La Vergine delle rocce" la vergine ed Uriel che con gesti incomprensibili comunicano tra loro. La vergine infatti simboleggia la natura creatrice e l’evolversi della storia nel mondo, nelle scelte universali che si fanno tra bene e male.


Uriel rappresenta il giudizio di Dio sull’umanità che è incapace di scegliere perchè non ancora matura per farlo. Infatti l’uomo viene rappresentato da Leonardo con due figure di bambino proprio per identificare l’inconsapevolezza dell’essere che errante cerca nel "caos universale" la sua verità. Uriel quale messaggero di Dio indica con l’indice della mano destra "il male" che si intravede nel panneggio giallo del vestito della vergine e che si insinua proprio nelle vesti di una vergine, perchè l’innocenza e la castità vengono generate nella completa ignoranza e quindi la conoscenza dei misteri non le può svelare, proprio perchè sono verità occultate all’occhio umano. Giovanni Battista infatti solleva la mano destra e benedice, mentre Giovanni Evangelista, in segno di supplica, congiunge le mani e chiede il perdono spirituale. In questo quadro viene accuratamente occultata una verità di secoli di storia, dove la negazione di questa storia ci porta immancabilmente a trasmettere la verità in un segno, un simbolo, un gesto.

 
 
Un’altra bella curiosità si trova nel bel mezzo della ottocentesca Piazza Vittorio, ovvero a due passi dalla principale stazione ferroviaria, quella di Termini. E’ qui che si trova una Porta Magica, ossia un arco su cui sarebbe incisa la mitica formula degli alchimisti per trasformare qualsiasi metallo in oro. In realtà la porta magica sarebbe l’ingresso ai laboratori segreti del marchese Massimiliano Palombara, vissuto tra il 1614 e il 1680, un vero ‘dottor Jekyll e mister Hyde’ capitolino di cui ancora oggi si racconta l’abitudine ad esperimenti a cui si stenta a credere, ma non certo a Roma.
 

 

 

Victor Emmanuel Monument.
Rome. 
 
Esse post foi publicado em TURISMO. Bookmark o link permanente.

Deixe uma resposta

Preencha os seus dados abaixo ou clique em um ícone para log in:

Logotipo do WordPress.com

Você está comentando utilizando sua conta WordPress.com. Sair / Alterar )

Imagem do Twitter

Você está comentando utilizando sua conta Twitter. Sair / Alterar )

Foto do Facebook

Você está comentando utilizando sua conta Facebook. Sair / Alterar )

Foto do Google+

Você está comentando utilizando sua conta Google+. Sair / Alterar )

Conectando a %s